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Sento una musica nelle mie orecchie,
una melodia di violini ed arpe,
che si confonde con il soffio del vento.

L'aria della sera mi carezza le guance,
tenera come la mano di una fanciulla
e morbida come la foglia di una "pianta di vetro".

La testa mi gira e dondola come un'altalena.
Sto ruotando su me stesso e mi gira tutto intorno,
è come se qualcuno mi trascinasse in un ballo senza fine.

Le meningi mi pulsano,
perché non riesco a smettere di mordere qualcosa di umido,
è salato e resta insopportabile al palato.

Le cicale intanto cantano forte,
impaurite dalla luna di metallo,
che le schiaccia contro un prato verde e giallo.

Dal centro del cervello sento spingere in tutte le direzioni.
Sento tutto il sangue scendermi sugli occhi,
schiacciarsi contro l'osso del cranio
e correre impazzito nelle vene,
alla ricerca di un'uscita per fuggire lontano.

Accuso la presenza di finissimi aghi,
infilarsi nella pelle in ogni poro,
uno ogni minuto, secondo dopo secondo,
senza tregua mi stimolano la corteccia nervosa
e poi fuoriescono per ricominciare.

I muscoli sono stremati,
come se li avessi impiegati per spostare una montagna,
un enorme masso che sento poggiato sul petto
e che mi rende difficoltosa la respirazione.

Mentre il naso mi brucia,
come se avessi inspirato pepe rosso e neve cristallina.
Sul collo un bruciore mi assale,
vuole impossessarsi del mio io nascosto,
dei miei pensieri liberi,
delle mie idee geniali
e preme perché lo lasci fare,
senza opporre la minima resistenza.

Delle gocce cadono sul mio corpo,
con una cadenza regolare, uguale,
continua, maniacale ed insopportabile.

Ho gli occhi completamente chiusi ma vedo oltre.
Dei punti luminosi sulla cornea mi chiamano,
mi vogliono con loro,
sento che hanno assoluto bisogno di me.

Vorrei andare, ma ancora non posso.
Delle ombre, delle mani, dei tentacoli,
delle bocche affamate mi tengono,
mi tendono e non mi lasceranno mai,
perché sono in me: sono me.

Poi la grotta blu si spalanca,
come un grande occhio a mandorla sulla riva,
che arriva al centro del mare profondo,
trasparente e immondo.

Ma non é abbastanza per lasciarmi andare,
ha ancora tanto da raccontarmi,
tanto da insegnarmi e ho tanto da imparare.

Si volta verso il passato e mi ricorda chi sono.
Il buio si avvicina,
mentre nelle orecchie ristagna il pianto di tanti innocenti,
di giovani agnelli, di belle donne tristi e perdenti.

E loro sorridono sincere incontro alla sorte,
lasciando i sorrisi luccicanti confondersi tra le lacrime
e ingoiando l'amarezza di belle sensazioni rubate
all'avaro che passa senza mai fermarsi.

"Chi sei tu?", grido a squarciagola,
nell'azzurro degli abissi celesti,
ma la mia voce è afona e trema di paura.

Le nuvole si addensano, le trombe squillano, il ghiaccio si rompe
e le fiamme toccano il cielo che lampa ininterrottamente,
mentre sembra rispondere al mio pensiero.

"Era scritto che fossi."
Questo mi dice l'occhio blu,
questo mi ripetono i suoi quadri distorti,
questo intravedo tra i cristalli che ho sulle ciglia.

Non parlerà più per me... e di questo mi rammarico.

Un coro di voci bianche intona un canto,
più antico del canto stesso,
un suono primordiale che ricordo anche mio.

Poi il grande occhio blu mi guarda dentro
e vede che nel futuro ci sarò,
fin quando la penna che scrive vuole.

Sarò accanto a chi ne avrà bisogno
e soprattutto a chi non cercherà aiuto dalle mie mani,
ma dalla mia mente.

Saranno giorni cupi,
notti splendenti,
tramonti epici e albe gloriose.

Il mio nome sarà sulla bocca di tutti gli altri,
ma nessuno mi ricorderà per quello che sono stato:
tutto e nessuno, una mente in mezzo a tanti buchi neri.

Striscerò sotto alla buccia senza mangiare la polpa.
Strillerò sotto voce senza farmi sentire dai curiosi.
Scriverò sotto falsi nomi senza rivelarmi alle masse.

Difenderò il pensiero che da bambino mi dissero giusto
e non lo lascerò naufragare nella confusione della monotonia.

L'occhio blu si è stancato e mi guarda.
Ride e contento mi lascia andare,
lungo la riva di una spiaggia infinita,
di un pianeta che crede nella speranza
e si nutre di volontà e buoni sentimenti.

Il mio pianeta madre.

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