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edizione Nephila, 2003, formato 13x20, pagine 120
Un uomo insegue una donna nei vicoli bui di una metropoli malfamata per ucciderla perché è malata.
E’ una follia, ma l’uomo non è pazzo, conosce il pericolo dell’epidemia e sa che quella è l’unica
cura. La nuova stirpe di vampiri sta per sferrare l’attacco definitivo. Nella sua incredibile
crociata solitaria l’uomo sarà costretto a viaggiare fino all’altro capo del mondo, ricordare
spiacevoli episodi, sacrificare vecchi amici, affrontare esseri disumani e rispettare la storia di
una leggendaria profezia.
[...] Le lancette sul quadrante si affollavano una sull'altra, segnando
la mezzanotte. Al disopra delle luci artificiali di New York era la notte.
La sua ombra mi precedeva. Camminavo tra le pozzanghere al ritmo dei suoi
passi. Mi fermavo e ripartivo, non la perdevo un attimo di vista. Con un
rapido sguardo tentai di stabilire dove mi trovassi. Il marciapiede era
bagnato, umido e puzzava come il sudore sulla pelle sporca. Dagli sfoghi
delle fogne il vapore usciva a sbuffi, come un respiro. Sulla strada rovinata
tubi spaccati permettevano all'acqua putrida di scorrere a ruscelli, come
sangue fuori dalle vene. L'aria era pesante, inquinata, ricopriva ogni
cosa di grigio. Ombre misteriose si trasformavano al passar del vento in
cumuli di topi, scarafaggi e piattole. Dietro all'oscurità dei vicoli
sguardi increduli mi fissavano interrogandosi sul domani. Era tutto coperto
di immondizie... visibili ed invisibili. Quello era il quartiere dove vivevo:
il Kings. Più precisamente ero a qualche isolato dal mio studio
o meglio dalla mia agenzia investigativa. Pensai che ero uno sciocco, mi
resi conto che forse mi stavo prendendo in giro, poichè purtroppo
non seguivo più un caso serio da parecchio tempo. Anche Mariah,
la mia ragazza, mi aveva consigliato spesso di cambiare lavoro. Ed effettivamente
era quello che volevo fare, non era nelle mie intenzioni vivere ancora
per molto alle sue spalle. Ma non potevo smettere quello che stavo facendo.
Giorno dopo giorno, cadavere dopo cadavere, ero spinto da qualcosa dentro
di me a continuare. Anche questa sera ero all'opera, inseguivo una di loro.
Appena avessi avuto la conferma che era una di quelle spietate sanguisughe
l'avrei spedita al Creatore con l'affrancatura a carico del destinatario.
Di certo non mi divertivo a tagliare teste, ma ne avevo fatto una questione
personale. E poi lo facevo per il loro bene. [...]
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