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edizione Montedit, 1998, formato 12x18, pagine 96
Un giovane archeologo rinviene nel sottosuolo della cittadina in cui vive un'antica collana di
origine sconosciuta. Il reperto, molto più importante di quanto creda, è oggetto di interesse per
gente senza scrupoli. Il più spericolato personaggio del fantasy contemporaneo vi accompagnerà in una
girandola di colpi di scena ed inseguimenti mozzafiato. Sarà costretto a difendere se stesso ed i suoi amici
dall'avidità di spregiudicati collezionisti. Libererà un intero paese dal controllo di un'organizzazione di
criminali. Combatterà contro i fanatici di un culto proveniente da un passato dissepolto e salverà una
giovane da un pericolo di origini cosmiche.
[...]Qualche ora dopo ero all'imbocco delle Grotte dell'Oremo, erano
state usate come rifugio in tempo di guerra, ma celavano ben altri segreti.
Con me c'era Lana, una ragazza di colore somala ed un tizio che aveva detto
di essere bulgaro e di aver vissuto per diversi anni dall'altra parte della
Grecia, si era offerto di collaborare senza chiedere nulla in cambio oltre
al necessario per vivere. Parlavo loro con un miscuglio di termini greci,
somali ed un poco di italiano conosciuto da entrambi. Accesi la fiamma
di una torcia e raccomandai loro più volte di seguirmi attentamente,
camminando in fila indiana, senza prendere alcuna iniziativa. La grotta
era enorme come lo stomaco di una balena, in alcuni punti la luce del sole
filtrava dalle fessure coperte dalla vegetazione illuminando un mondo sconosciuto
popolato esclusivamente da pipistrelli, insetti e piccoli rettili. Indicai
a Lana un segno su di una parete, un graffito fatto a mano e lei cap“ subito
quello che volevo intendere. Era una ragazza speciale, con un carattere
ed uno spirito al di fuori della norma, daltronde al suo paese era una
principessa, lo dimostrò fin da principio, quando, in tempo di guerra,
il padre fu costretto dalla sua gente a donarmela come ringraziamento per
aver tenuto gli italiani lontano dal loro territorio. Da allora mi aveva
seguito per mari e monti pur sapendo di essere libera di andare in qualsiasi
momento. La consideravo come una figlia anche se lei provava ben altri
sentimenti nei miei confronti. "Guarda!" disse Lana porgendomi
la mano nella quale stringeva la bussola, l'ago era impazzito, "Ci
siamo!" pensai guardando il soffitto della grotta nel quale vi era
un passaggio a forma di stella a otto punte. Spenta la fiamma ed accesa
la prima delle torce a pila, ci infilammo come talpe, strisciando oltre
il buio delle nostre paure, fino ad affiorare sul pavimento, coperto di
detriti, di un corridoio formato da gigantesche lastre laviche lavorate
perfettamente a mano. Quasi con certezza eravamo i primi a rivedere quello
splendore dopo secoli e secoli di polvere e vento. [...]
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