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edizione Il Calamaio, 1995, formato 15x21, pagine 80
A causa di una forte febbre un ragazzo vive in flashback momenti di una vita che forse non gli appartengono.
Affiancato da una studentessa in psicologia indaga sugli avvenimenti misteriosi. Entra in contatto, non proprio per
caso, con un professore universitario che giudica in modo sconcertante il suo caso. Qualcosa o qualcuno lo sta
accompagnado sulla soglia della follia, ma lui questo non può saperlo. Può solo porsi degli interrogativi
inquietanti... I sogni sono delle semplici proiezioni dell’inconscio o delle realtà parallele? La mente può essere
plagiata durante il sonno? La reincarnazione è un concetto attendibile? Gli spiriti, ammettendo al loro esistenza,
possono manifestarsi anche in sogno? Può un essere umano estraniare il suo spirito dal corpo?... Dal male si riesce
a fuggire?
[...]-Assurdo!-, pensò prendendo in mano la cornetta del telefono.
La osservò attentamente, non ne aveva mai viste da vicino, erano
cose che c'erano solo nei vecchi film in bianco e nero, anzi non pensava
neppure che se ne producessero ancora. Sicuramente doveva essere una sorpresa
di Georgeanne, qualcosa trovato da un antiquario. A giudicare dai graffi
che vi erano sopra, era un cimelio certamente raro, doveva avere più
di mezzo secolo. Funzionava! -Georgeanne quando lo hai preso questo?- Ma
la ragazza non sentiva altro che lo scroscio dell'acqua della doccia, mentre
i suoi pensieri erano altrove. Arthur era steso sul letto della camera,
non sapeva neppure come ci fosse finito, ma sentiva le membra stanche e
quella era la posizione migliore per riposare. Georgeanne gridò
qualcosa dal bagno -Arthur, saresti così gentile da venirmi ad asciugare
la schiena. Per favore.-, ma il rumore dell'acqua ancora aperta coprì
le parole della ragazza. Arthur sentì che c'era qualcosa. Qualcosa
di strano stava accadendo proprio sotto i suoi occhi senza che lui riuscisse
a capire, senza avere il tempo di realizzare, rapida e veloce come la zampata
di un felino. Il letto su cui poggiava era cambiato, il mobile era cambiato,
le sedie erano diverse, i quadri erano diversi, il lampadario non era più
lo stesso, i vestiti non erano più gli stessi, Arthur non si sentiva
più se stesso. Tutto aveva assunto un aspetto antico almeno di mezzo
secolo, ma sembrava tutto così normale e monotono che non disturbava
affatto. Arthur si sentì tornare le forze, e si alzò dal
letto, diretto in bagno da Georgeanne, ma in quegli istanti fuori dal suo
tempo aveva dimenticato quelle che erano le sue intenzioni. Si sentiva
la mente ovattata, i suoni gli giungevano in ritardo, un fumo leggero,
quasi impercettibile, invadeva la stanza. Non sapeva cosa pensare, reagì
d'istinto. [...]
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